AZIENDE AGRICOLE AGRITURISTICHEE TURISTICO RURALI
DEL TERRITORIO IONICO ETNEO

Aziende Agricole al servizio del turismo in Sicilia tra il mare Jonio e l’Etna
   

 

Comune di Mascali

Sito Web: http://www.comune.mascali.ct.it

Itinerari nel Comune di Mascali


La Contea di Mascali includeva gli attuali comuni di Mascali, Giarre, Riposto, Sant'Alfio, Milo, per cui la storia di Mascali e' importante per comprendere quella di tutta l'area.

In seguito all'eruzione che il 5 novembre 1928 cancello' la vecchia Mascali; l'attuale venne completamente ricostruito durante il ventennio fascista 2 km piu' ad est, verso il mare. Il vecchio paese, sepolto sotto metri di lava pietrificata, si trovava a monte di quella odierno, ed esisteva molto probabilmente gia' nell'VIII secolo a.C., nel periodo della colonizzazione greca della Sicilia e della "Magna Grecia".

Intorno al 700 a.C. i greci della Calcide dopo Naxos fondarono la citta' di Kallipolis, della quale non e' possibile stabilire quale fosse la posizione esatta; e' comunque probabile ricadesse fra l'antica Mascali e l'odierna Giarre.

I calcidesi introdussero anche la coltivazione della vite e dell'olivo, cominciando a terrazzare le pendici del vulcano.

Kallipolis ebbe vita breve; gia' nel V secolo a.C., come testimoniato da Erodoto, il tiranno di Gela Ippocrate intraprese una guerra contro le citta' ioniche calcidesi della costa orientale sicula, assoggettando anche Kallipolis. Da allora inizio' una rapida decadenza, tanto che all'epoca in cui visse il geografo greco Strabone (64 a.C. - 21 d.C.) Kallipolis risulta completamente abbandonata.

L'estrema carenza di testimonianze archeologiche impedisce la datazione e la localizzazione di siti ed eventi: il motivo e' da ricercare sia nella mancanza di scavi e ricerche compiute su larga scala sul territorio, sia nelle modificazioni indotte dai terremoti e delle eruzioni che si sono succedute.

Durante la dominazione araba di questa parte dell'isola non abbiamo notizie; nell'alto Medioevo, durante il dominio bizantino, Mascali e' nominata in una lettera di Papa Gregorio Magno indirizzata nel 593 d.C. al Vescovo di Taormina, dal quale dipendeva il territorio di Mascali. La lettera riguarda l'attivita' del Monastero di S. Andrea, il quale e' definito con esattezza trovarsi "super Maschalas", ovvero nei pressi dell'attuale borgo di Vena, oggi frazione di Piedimonte Etneo.

Il nome di Mascali e' utilizzato anche nel periodo normanno; infatti risale circa al 1080 la leggenda del passaggio di Ruggero I per il bosco Mascali. Egli, dopo essere sfuggito ad un'imboscata dei Saraceni (appostati lungo la costa nella zona fortificata che da allora prese il nome di "Malo Grado"), fece edificare un Santuario alla Madonna e accanto un pozzo, tuttora esistente a Santa Maria La Strada (ora frazione di Giarre).

Intorno al XII secolo Mascali diventa Feudo, posto sotto la signoria del Vescovo di Catania. Sul diploma normanno vengono anche delimitati i confini del territorio posto sotto l'amministrazione di Mascali: a sud l'attuale torrente Mangano, a nord il torrente delle Forche, a est lo Ionio e ad ovest l'Etna. Erano confini molto ampi, che rimarranno sostanzialmente invariati fino ai primi decenni del XIX secolo.

La Mensa Vescovile di Catania ha posseduto per secoli la Piana di Mascali, ed i vasti terreni venivano concessi annualmente in gabella, pagando il relativo Censo.

Nel 1154 il villaggio di Mascali viene descritto dal geografo arabo Idrisi, alla Corte palermitana di Ruggero II, come un villaggio adagiato sulla vetta di un alto monte, ben popolato e attraversato nella zona centrale da corsi d'acqua. Il territorio, coperto da fitti boschi, era abitato prevalentemente lungo la costa, oltre che nella citta' (probabilmente fortificata). Non ci sono notizie precise sul numero degli abitanti; il commercio interessava legname, pece, pesce e frutta, oltre alle canne che crescevano nelle zone umide fra il litorale e le colline (prevalentemente nelle localita' Gurna ed Auzanetto).

A Tarzana', l'odierna frazione Sant'Anna, esisteva una darsena dove si costruivano imbarcazioni anche di discrete dimensioni, e dalla quale si esportava prevalentemente il legname proveniente dai paesi dell'interno.

Per tutto il XII secolo a Mascali sono presenti tre comunita': quella musulmana (in quegli anni sicuramente maggioritaria), quella greca (rappresentata anche dalle potenti comunita' monastiche basiliane etnee di rito ortodosso), e quella latina (minoritaria).

L'abitato che Idrisi aveva tratteggiato viene completamente raso al suolo soltanto 15 anni dopo, e precisamente il 4 febbraio 1169, quando un disastroso terremoto si abbatte sulla Sicilia.

Le notizie storiche successive a questa catastrofe denotano un cambiamento radicale nella composizione etnica della citta'; infatti nel 1300 e' assente la componente araba, mentre sono attive due chiese, quella di Santa Maria, il cui culto e' seguito da cattolici latini, e quella di San Nicola, cui fa riferimento la componente di origine greca della popolazione, erede dei seguaci del rito cristiano scismatico d'Oriente.

Dopo il 1200 Federico II riesce a ristabilire la piena sovranita' della dinastia Sveva; in questo periodo Mascali viene sottratta al Vescovo e governata direttamente dalla Corona.

Quando gli Angio' diventano i nuovi signori del regno, per ringraziare il Pontefice del sostegno loro accordato, restituiscono ai feudatari ecclesiastici tutto cio' che Federico II aveva tolto loro; infatti nel 1269 Re Carlo d'Angio' concede nuovamente Mascali ai Vescovi di Catania.

Il 1282 e' data storica importante per la Sicilia, infatti, nel mese di marzo, ha inizio la rivolta di popolo contro il dominio dei francesi, il famoso "Vespro Siciliano. La rivolta, iniziata a Palermo e da li' estesasi rapidamente in tutta l'isola, sarebbe stata causata, secondo la tradizione, dai fastidi che i francesi arrecavano alle belle donne siciliane. Molto piu' realisticamente l'Isola si rivolto' contro l'avidita' degli Angio' e l'invadente oppressione fiscale, con la conseguente crisi dell'intera economia isolana.

Nel maggio 1357, dopo un lungo assedio da parte delle truppe francesi e dopo una strenua difesa, la citta' viene conquistata e molti abitanti uccisi; i superstiti sono fatti prigionieri e rinchiusi nelle carceri del castello di Calatabiano. Tale prigionia dura fino al mese di agosto dello stesso anno, quando le truppe spagnole guidate da Artale Alagona riescono a riconquistare Mascali e Calatabiano.

Il conflitto finira' solo 15 anni dopo, con il riconoscimento definitivo dell'Isola al casato di Aragona. Purtroppo per la popolazione locale, finita la guerra dei novant'anni, ha inizio un periodo altrettanto denso di rischi e di incertezza. Infatti fin dai primi anni del XV secolo, con il progressivo peggioramento delle relazioni diplomatiche tra gli Aragonesi e la Tunisia, cominciano le incursioni saracene sulle coste siciliane.

Gia' nel 1402 Martino il giovane, Re di Sicilia, organizza un primo sistema di avvistamento costituito da una catena di posti di guardia costieri fra loro collegati da messaggeri a cavallo.

Il problema degli attacchi pirateschi sulle coste diviene esplosivo a partire dalla conquista turca di Costantinopoli (1453), conquista che assicura all'impero ottomano il dominio del Mediterraneo. E' del 1524 il primo resoconto storico di una delle incursioni di pirati turchi sbarcati sul litorale di Mascali. Il 16 settembre di quell'anno circa 40 pirati raggiungono la citta' fortificata, che ricordiamo essere situata piu' a monte di quella attuale. Fecero prigionieri, per venderli come schiavi in oriente, 80 dei 90 abitanti presenti, depredando l'intero paese e lasciandolo praticamente disabitato. Le scorrerie corsare continuano per tutto il '500 ed il secolo successivo.

Risalgono a questo periodo le sette torri (oggi quasi scomparse) costruite sulla costa; si tratta di un sistema di torri d'avvistamento atte a segnalare il pericolo di giorno con fumo e di notte col fuoco. Le torri sono tra loro collegate e hanno come zona centrale la fortificazione di Archirafi, come risulta dalle mappe spagnole dell'epoca, che mettono in particolare evidenza il toponimo di "Archirafi", oggi Torre Archirafi, frazione di Riposto.

Verso la meta' del 1700 si potevano ancora osservare lungo i confini del territorio cittadino i ruderi delle famose sette torri (le quali compaiono oggi sul vessillo di vari comuni dell'area), e per due di esse pare esistesse qualcosa di piu' che semplici ruderi.

La Sicilia sotto la dominazione aragonese e' ben diversa da come era nel periodo normanno e soprattutto svevo. Perso il ruolo di preminenza nella parte meridionale dell'impero e ridotta a viceregno spagnolo a partire dal XV secolo, la Sicilia viene utilizzata come base per le operazioni militari spagnole per contrastare l'espansionismo turco, subendo anche le ritorsioni derivanti dalle alterne vicende della guerra.

Anche dal punto di vista economico l'ottusita' amministrativa degli spagnoli provoco' effetti disastrosi sull'economia isolana.

L'economia siciliana e' costretta a chiudersi su se stessa, anche per la fine dello sbocco commerciale nei paesi del nord Africa, da sempre importatori del frumento siciliano, ed a causa della perduta sicurezza nei commerci via mare per la pirateria dilagante nel Mediterraneo. A questa crisi non c'e' soluzione, a causa del sistema feudale, basato sul latifondo di proprieta' baronale.

Non stupisce che dal resoconto della Cronaca Siciliana del 1524 il casale di Mascali conti non piu' di una novantina di abitanti. Si puo' supporre che gli scarsi nuclei di popolazione sparsi sul territorio fossero costituiti da insediamenti nomadi lungo gli itinerari percorsi dalle greggi: i pastori erano pronti a rifugiarsi al Castello in caso di incursioni piratesche.

Solo nella seconda meta' del XVI secolo ha luogo un insediamento piu' consistente e stabile su tutto il territorio: la gente vive essenzialmente di pastorizia, pesca e raccolta del legname, parte esportato e parte lavorato direttamente sulla costa. Infatti i cantieri per la costruzione delle galee sono la conseguenza della necessita' di rinnovare continuamente la flotta, usata nella perenne lotta condotta dagli spagnoli contro i turchi, culminata nella vittoria di Lepanto del 1571.

Il 1543 e' l'anno in cui il territorio di Mascali diventa ufficialmente Contea; pochi anni dopo il Vescovo Caracciolo decide di trasformare radicalmente l'antica destinazione silvopastorale della Contea, stipulando, dietro pagamento di un censo annuale molto esiguo, un gran numero di contratti enfiteutici di "miglioramento" con quanti desiderino abitare nel territorio di Mascali. I contratti enfiteutici cosi' fatti avevano lo scopo di limitare i pascoli per favorire le coltivazioni piu' redditizie, come ad esempio i vigneti.

Questa politica delle concessioni enfiteutiche verra' continuata successivamente, offrendo un'ottima occasione di investimento per la nascente borghesia della zona, soprattutto della vicina Acireale.

Le attivita' di pastori e pescatori, costituenti il nucleo originario degli abitanti, vengono tassate; e' l'inizio della competizione tra pascoli e terre coltivate, principalmente a vigneti, destinata ad evolversi a discapito dei pascoli, tanto che a meta' dell'800 la pastorizia sul territorio di Mascali risulta praticamente estinta.

Cosi' i Vescovi catanesi, spinti da motivazioni fiscali, economiche e politiche, tracciano le linee di evoluzione degli insediamenti e dello sviluppo agricolo della Contea, favorendo l'immigrazione dai territori limitrofi.

Mascali rimane il centro amministrativo della Contea, ma con l'incremento demografico si sviluppano ricchi quartieri come Giarre, Riposto, Macchia, San Giovanni, Santa Maria la Strada e Sant'Alfio.

Le derrate alimentari prodotte nell'entroterra vengono esportate prevalentemente dai commercianti di Messina, sulla flotta di piccolo cabotaggio che giungeva la largo del Caricatoio di Riposto, costituito dal complesso dei magazzini, depositi e cantine sul litorale meridionale di Mascali.

Il regime enfiteutico cui e' soggetta la proprieta' terriera, nonostante l'oppressione fiscale, limita il latifondo e quell'aristocrazia che nel corso dei secoli si era impossessata del 90% del territorio siciliano.

A seguito del disastroso terremoto del 1693, Mascali viene ricostruita esattamente dove si trovava in precedenza, mentre il tracciato della vecchia strada consolare Catania-Messina viene spostato verso il mare. Di conseguenza il vecchio tracciato che percorre Mascali viene abbandonato, e si accentua l'importanza del quartiere delle Giarre, attraversato dalla nuova strada e quindi al centro dei traffici commerciali della zona. Il baricentro della zona si sposta, fase che va sempre piu' intensificandosi nel corso del 1700 con il diminuire della minaccia rappresentata delle incursioni piratesche, mentre anche la popolazione si sposta verso il mare.

Mascali, legato alle produzioni agricole di base, va perdendo di importanza quale centro amministrativo della zona; la crisi diverra' evidente solo nella prima meta' dell'800. L'antico centro mostra i segni dell'avvenuta decadenza, presentandosi come un villaggio ormai tagliato fuori dal traffico commerciale, formato da umili abitazioni. Il ruolo economico sembra essersi ridotto a molire il grano della Contea solo grazie all'abbondanza di corsi d'acqua ed agli antichissimi mulini di cui dispone.

La trasformazione delle pendici orientali dell'Etna, con un massiccio abbattimento dell'originario bosco, lascia spazio al giardino mediterraneo, ovvero ad innumerevoli appezzamenti delimitati e terrazzati con muretti a secco, coltivati a vigneti e circondati da alberi da frutto.

Nel corso del '600 quasi tutta la superficie della Contea e' stata concessa in enfiteusi; il disboscamento e' cosi' radicale che nel 1844, alla fine delle operazioni del catasto borbonico, nella Contea le "boscate" risultano assenti.

Mascali, nonostante la graduale perdita di importanza dal punto di vista amministrativo, mantiene le strutture agricole della Contea pienamente efficienti per tutto il XVIII secolo, potendo contare su risorse superiori a quelle di ogni altra zona della Sicilia. Il prodotto di maggior gettito e' il vino ottenuto dal vitigno nerello mascalese e venduto soprattutto alla flotta inglese.

A partire dal 1840 gli enfiteuti si inseriscono con crescente aggressivita' nel dibattito contro le angherie feudali: le loro rivendicazioni si collegano facilmente a quelle liberali durante l'Unificazione.

Quasi in coincidenza con la riforma amministrativa si conclude nella Contea la lotta tra Mascali e Giarre per il controllo del territorio; infatti nel 1815 il Parlamento Siciliano si pronuncia a favore dell'autonomia di Giarre.

L'antico Castello vede cosi' capovolti i rapporti di forza ed e' costretto a chiedere che il "Quartiere delle Giare" sia reso autonomo per porre fine alle prepotenze dei suoi abitanti.

Questo processo continua successivamente nel 1842 con il distacco da Giarre di Riposto, Sant'Alfio e Milo.

Nel 1848, durante la Rivoluzione Siciliana, i beni della Contea vengono considerati di pertinenza della Nazione Siciliana. Dal 1860, avvenuta l'annessione della Sicilia al Regno di Sardegna e poi a quello d'Italia, l'amministrazione passa al nuovo Stato.

Con l'affrancazione dai censi (rendite) scompare definitivamente anche l'ultima traccia dell'antica Contea.


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