Itinerari nei Comuni
di Calatabiano, Fiumefreddo e Mascali
LA
GURNA E LA RISERVA FIUME FIUMEFREDDO
CASTELLI E PALAZZI FRA IL FIUMEFREDDO E L'ALCANTARA
La
Gurna e la Riserva Fiume Fiumefreddo
Il percorso proposto e' la continuazione ideale di quello sul
litorale di Riposto. Percorrendo la strada litoranea Riposto Schiso'
in direzione nord, verso Messina, poco dopo Riposto c'e' la frazione
di Mascali Sant'Anna, dove, in contrada Artale, a 200 metri dal
mare troviamo 2 aziende agrituristiche, Artale Marina e Russo
Rocca. Proseguendo per Fondachello (altra frazione di Mascali)
incontriamo la
1.1 - Gurna: la zona vincolata denominata "Pantano Gurna",
istituita dalla Regione nel 1992, costituisce una rarita' per
l'ambiente siciliano. Si vede come il terreno dietro la spiaggia
e la strada (l'ex Regia Trazzera Riposto Schiso') scenda di quota.
Si intuisce la presenza d'acqua dalla rigogliosa crescita di canne.
Questa particolare area e' creata da fenomeni di risorgiva analoghi
a quelli del fiume Fiumefreddo, ed e' cio' che rimane di un grande
ed antico pantano denominato Gurna e del lago detto dell'Auzzanetto.
Essi facevano parte di un ampio sistema palustre retrodunale che
si estendeva dal torrente Macchia (poco dopo Riposto) al fiume
Fiumefreddo (nell'omonimo comune). Il sistema veniva, ed in parte
lo e' ancora, alimentato da diverse sorgenti provenienti dal versante
orientale dell'Etna, che qui affiorano grazie allo strato di argilla
presente nel suolo. La diversa estensione dell'area in passato
e' anche testimoniata dagli attuali nomi di alcuni luoghi, come
la contrada "Anguillara" (termine che allude chiaramente
ad acque non marine) ed "Auzanetto". Attualmente quasi
tutto l'ex pantano e' prosciugato e minacciato dall'agricoltura,
ma soprattutto da varie costruzioni, per cui la visita non risulta
molto piacevole. L'importanza dell'area deriva sia dagli aspetti
paesaggistici, sia da quelli faunistici, botanici e vulcanologici.
Le zone umide sono una rarita' per la Sicilia, rivestendo un ruolo
unico per la fauna e l'avifauna in particolare. Dal punto di vista
floristico e' importante notare che nel pantano crescevano, per
la freddezza delle acque, le stesse specie vegetali del fiume
Fiumefreddo, poi sparite a causa dei periodi siccitosi. Oggi l'agricoltura
e l'urbanizzazione incontrollata dell'area lasciano poco di evidente,
tranne le canalizzazioni per la regolazione del deflusso delle
acque e la presenza di alcuni pantani, segnalati per lo piu' dalla
presenza di canne E' anche possibile vedere gli uccelli tipici
di questi ambienti umidi. Purtroppo di un ampio litorale dunoso
e della relativa zona umida retrodunale rimangono solo una parte
del pantano Gurna, situato soprattutto nel comune di Mascali e
la zona umida Bagnara, dietro il boschetto di eucaliptus dell'ex
cartiera SIACE. Procedendo verso Fiumefreddo, sempre dal lungomare,
si giunge a Marina di Cottone, dove la strada asfaltata sale a
destra. Dopo circa 500 m. sulla destra, in piena curva, troviamo
l'ingresso della
1.2 - Riserva Naturale Orientata Fiume Fiumefreddo: e' stata istituita
dalla Regione Siciliana nel 1984 per tutelare le emergenze naturalistiche
e le peculiarita' del sito, per la conservazione della flora,
della vegetazione igrofila e la salvaguardia del raro Ranunculus
penicillatus esistente nelle fredde acque del fiume. Dal 1987
la Regione ha affidato la gestione del territorio, suddiviso in
Riserva (zona A) e Preriserva (zona B), alla Provincia Regionale
di Catania, che la gestisce tramite il WWF di Fiumefreddo. La
Riserva si estende su una superficie di circa 80 ettari, circa
10 dei quali ricadono in zona A e circa 70 in zona B: la perimetrazione
pero' e' insufficiente a proteggere l'area, ed in particolare
le sorgenti del fiume che ne restano fuori. All'interno sono presenti
due sorgenti denominate Quadare e Testa d'Acqua, determinate dalle
falde di affioramento presenti in questa zona pianeggiante, alla
cui base delle argille impermeabili rendono possibili i fenomeni
di risorgiva. Le sorgenti Quadare sono cosi' chiamate per il ribolli'o
delle loro acque, simili appunto a quello dei pentoloni in ebollizione
("quadare" in dialetto siciliano). Dove sgorgano le
sorgenti il terreno assume un aspetto acquitrinoso; piu' avanti
le acque confluiscono in un breve corso d'acqua che sfocia a mare
allargandosi sulla spiaggia, sulla quale crescono erbe ed arbusti.
Queste sorgenti, assieme alle altre presenti in tutto il litorale,
avevano creato un'ampia zona umida situata dietro le dune della
spiaggia, il "Pantano Gurna" gia' incontrato lungo il
percorso. La zona acquitrinosa era cosi' estesa che qualche viaggiatore
secoli addietro la defini' "Lago di Mascali", anche
se di lago non si trattava. La presenza di acque cosi' fredde
e pure durante tutto l'anno ha permesso l'insediamento del ranuncolo
a pennello (Ranunculus penicillatus), specie tipica dei climi
nordici. Esiste anche il papiro, pianta africana, oltre a vari
canneti ed altri vegetali acquatici. Fra gli alberi prevalgono
pioppi e salici, oltre ad una limitrofa coltivazione di noce pecan
(noce americano). Fra i volatili da segnalare l'usignolo di fiume
e la gallinella d'acqua. Si accede alla Riserva dal Centro Visite
del WWF. Accanto vediamo la Masseria Belfiore, abitazione privata
situata all'interno della Riserva fiume Fiumefreddo. E' stata
costruita tra il XVII e il XIX secolo e vi si accede da un cancello
in ferro battuto con colonnato in pietra lavica.
Castelli
e palazzi fra il Fiumefreddo e l'Alcantara
Salendo dalla strada Cottone - Diana in direzione Fiumefreddo
si lascia la Riserva e poco dopo sulla destra si nota il
2.1 - Castello degli Schiavi: in realta' un bel palazzo fortificato
di proprieta' privata, non un castello, edificato nel 1700 dai
Pavone, amministratori dei Gravina Cruyllas, Principi di Palagonia.
Probabilmente nei pressi esisteva una torre fortificata, ma oggi
lo troviamo circondato da costruzioni rurali ed affiancato da
una Chiesetta ove si venera la Madonna della Lettera ed immerso
fra gli agrumeti. Originali torrette poligonali rinforzano gli
angoli della struttura; altra peculiarita' della costruzione risiede
nei dettagli che lo ornano e nella loggetta superiore, molto elegante:
qui si notano anche delle statue in terracotta raffiguranti dei
mori. La loro espressione, sembrano implorare soccorso, pare sia
il ricordo di una vittoriosa battaglia sui Saraceni, in seguito
alla quale furono catturati e fatti prigionieri dei mori. Dei
palazzi fortificati della zona e' sicuramente il piu' bello ed
il meglio conservato. Proseguendo verso Fiumefreddo si imbocca
la Statale 120 in direzione Randazzo. Dopo un passaggio a livello,
alla fine del rettifilo, sulla sinistra, si imbocca una stradina
che porta alla contrada Torre Rossa. Al successivo incrocio, sulla
destra, immersa in un agrumeto di proprieta' privata e quindi
recintato, si intravede la
2.2 - Torrerossa: sono i ruderi di una torre in mattoni rossi,
da cui il nome, esteso anche al quartiere, di Torre Rossa. La
funzione della torre e' incerta, anche per lo stato di abbandono
e per i vari ritocchi subi'ti. Forse si tratta di una tomba romana
o, piu' verosimilmente di un costruzione fortificata medioevale,
poi trasformata in residenza, sempre fortificata. All'interno
si scorge la struttura, piuttosto complessa, fatta di scale e
cunicoli. Dopo si torna indietro riprendendo la Statale 114 in
direzione Messina, ripassando per la frazione Diana, dove troviamo
la
2.3 - Residenza dei Diana: si accede dall'omonima Piazza, dove
s'affaccia anche la Chiesetta di San Vincenzo. Il Palazzetto settecentesco,
e' preceduto da un cortile interno, cui si accede da un cancello
sempre aperto. I Diana, famiglia palermitana di origine ligure,
amministravano parte del feudo dei Gravina Cruyllas. I Diana eressero
questa costruzione fortificata, copia ridotta e semplificata del
Castello di San Marco, piu' per esigenze amministrative che residenziali.
L'aspetto modesto e le ridotte dimensioni del complesso principale,
in abbandonato, celano apprestamenti difensivi molto accurati,
giunti sino ad oggi anche per l'assenza di rimaneggiamenti. Da
notare le torri che rinforzano gli angoli del primo piano, la
doppia porta alla fine della scala laterale d'ingresso e le caditoie
poste al di sopra di essa, oltre alle varie feritoie. Facevano
parte del complesso molti edifici rurali con scopo produttivo
e residenziale. Sempre percorrendo la Statale 114 verso Messina
si incontra sulla sinistra, visibile dal viadotto che attraversa
il Torrente Minissale, la
2.4 - Casa Ciotto: e' una residenza privata costruita anch'essa
nel '700 dai Diana. Inizialmente nel fondo denominato "Ciotto"
esistevano poche e semplici costruzioni, forse una torre. Successivamente
il caseggiato, fortificato da torri angolari gugliate, fu adattato
ad abitazione con l'aggiunta del belvedere, acquisendo l'aspetto
odierno. All'apparato difensivo, come nelle altre costruzioni
della zona, si accedeva dal sottotetto. Si prosegue verso Messina
ed al bivio per Calatabiano, si giunge al paese per salire sino
al
2.5 - Castello di Calatabiano: di recente e' stato restaurato,
anche se attualmente non e' custodito. Per giungere al Castello
si sale dal centro del paese: ci si lascia alle spalle il vecchio
borgo medievale, costituito da case piccole e modeste. La pendenza
e' notevole, e quando la strada si fa sterrata conviene proseguire
a piedi imboccando il sentiero a gradoni di pietra che troviamo
sulla destra, e non lo stretto nastro asfaltato di sinistra, poi
sbarrato da una catena. Passando per i ruderi dell'antico nucleo
abitato, protetto dalle mura del Castello, si giunge alla Chiesa
del Crocifisso. Sull'altura finale e' arroccato il Castello, ben
fortificato, dal quale si domina tutta la valle dell'Alcantara.
Dalla Chiesa del Crocifisso, parte la
2.6 - "Calata di San Filippo": il culto di San Filippo,
originario della Siria e discepolo di San Pietro, e' dovuto alle
sue peregrinazioni in Sicilia. Pare fosse passato per le campagne
di Calatabiano nei pressi dell'attuale contrada San Filippo. Qui
fu anche eretta una chiesetta votiva, della quale restano solo
tracce; fra l'altro questa contrada allora faceva parte del territorio
di Calatabiano, ora di Castiglione di Sicilia. Il Santo viene
raffigurato con la pelle nera, forse solo per l'origine siriana,
dato che in realta' era di razza bianca. Dal 1766, la terza domenica
di maggio di ogni anno, si festeggia San Filippo con la cosiddetta
"calata", cioe' la discesa del feretro del Santo dalla
Chiesa del Crocifisso sino al paese. Il percorso e' molto ripido
e sconnesso, ed i fedeli portano sulle spalle il Simulacro, scendendo
rapidamente lungo il viottolo. La festa e' sottolineata dall'esplosione
di fuochi pirotecnici, oltre che dalle musiche delle bande; un
tempo si teneva anche un mercato del bestiame. Scendendo nuovamente
nel paese si lascia sulla destra la Chiesa Madre; percorrendo
via Vittorio Veneto si possono ammirare i portali e gli stipiti
del
2.7 - Palazzo dei Principi di Palagonia: di questo palazzo privato
settecentesco sono da ammirare i manufatti in pietra lavica, riccamente
decorati, che ornano porte e finestre. Si prosegue poi per via
Monteforte: si attraversa brevemente la Statale 114 e, dirigendosi
verso Messina si gira subito a destra per la frazione marina di
Calatabiano, San Marco troviamo il
2.8 - Castello di San Marco: il vecchio nome del complesso era
"Casina nello scalo dell'Acquicella", in quanto la vicina
spiaggia nel '700 fungeva da caricatoio. E' il palazzo fortificato
piu' antico della zona, costruito direttamente dai Gravina. Pregevoli
dettagli in pietra lavica intagliata ornano i portali, gli stipiti,
i balconi e la scalinata, oltre ad un elegante coronamento in
stucco. Accanto troviamo vari edifici con scopo produttivo e residenziale,
e la Chiesetta di Sant'Antonio, della quale rimangono solo dei
ruderi. Abbastanza conservato l'antico Fondaco, collegato da un
arco al Castello. Attualmente il palazzo e' di proprieta' privata,
e vi si trova un campeggio, molto frequentato essendo limitrofo
alla spiaggia. Uscendo dal Castello verso il mare si imbocca lo
sterrato a sinistra, sino ad incontrare la foce del
2.9 - fiume Alcantara: il fiume propone scorci molto suggestivi,
costituendo lo spartiacque fra la zona etnea, quindi vulcanica,
e quella messinese, caratterizzata da rocce calcaree. Esso separa
la provincia di Catania da quella di Messina, ed in questo tratto
di costa, che costituisce la continuazione del litorale di Fiumefreddo,
un boschetto di eucaliptus separa la spiaggia dai terreni circostanti.
Tornando alla Statale, poco dopo il bivio per San Marco, sulla
sinistra, una stradina conduce alla
2.10 - Azienda Agrituristica Galimi: la superficie aziendale e'
di 6 ettari, prevalentemente agrumi, anche se non mancano altre
coltivazioni. La casa e' posta su un'altura che domina i circostanti
agrumeti. Tornando a Diana si puo' approfittare della presenza
del
Kartodromo, posto sulla nazionale, o del vicino
Campo di Volo per Ultraleggeri, nella vicina contrada San Biagio.
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