Itinerari nel Comune
di Sant'Alfio
PERCORSO
N° 1 - LE CHIESE, LA FESTA DI SANT'ALFIO ED IL CASTAGNO DEI CENTO
CAVALLI
SANT'ALFIO
- DA MAGAZZENI ALLE BOCCHE DEL 1928
LA
COLATA DEL 1865 ED IL BOSCO DELLA CERRITA A SANT'ALFIO
I
MONTI SARTORIUS E LA BETULLA ETNEA A SANT'ALFIO
A
SANT'ALFIO DAL RIFUGIO CITELLI ALLA VALLE DEL BOVE
Percorso
n ° 1 - Le Chiese,la festa di Sant'Alfio ed il Castagno dei Cento
Cavalli
Il paese
si raggiunge in pochi minuti dal casello autostradale di Giarre
(8 chilometri, imboccando per Macchia di Giarre e S. Giovanni
Montebello).
Si giunge
al paese, dove sulla piazza principale, con belvedere sulla costa,
si affaccia la
1.1 - Chiesa
Madre: il centro del paese si e' sviluppato attorno ad essa a
partire dal '700. La facciata in malta e pietra lavica, piuttosto
grezza, la rende molto caratteristica; l'interno mostra degli
altari in marmo, oltre a diverse pale, fra le quali spicca quella
raffigurante i tre Santi Patroni (S. Alfio, S. Cirino e S. Filadelfo).
Da vedere la
1.2 - Festa
di Sant'Alfio: il paese dedica la prima Domenica di Maggio al
festeggiamento dei Santi Patroni Alfio, Filadelfo e Cirino; si
inizia pero' una settimana prima. Infatti l'ultima Domenica di
Aprile alle 12 avviene l'apertura ufficiale accompagnata da fuochi
d'artificio e dalla musica dei complessi bandistico. I tre Santi
Fratelli, secondo la tradizione, sarebbero passati da queste parti
mentre venivano portati nel luogo del martirio, Lentini. Protagonista
della festa e' il "governatore", che viene incaricato
dinanzi ai fedeli (la domenica della festa) di curare tutta l'organizzazione
delle celebrazioni dell'anno successivo, a cominciare dal reperimento
dei fondi. Per il governatore sara' un impegno cui dovra' far
fronte per tutto l'anno, raccogliendo donazioni ed arricchendo
la festa; una volta si chiedeva ai proprietari di regalare anche
"un po' di mosto per Sant'Alfio". In occasione della
festa la chiesa viene addobbata con dei sontuosi paramenti; il
giovedi' ed il venerdi' successivo viene accesa la "dera"
dinanzi ad ogni casa: essa e' costituita da legna resinosa (proveniente
dai pini - zappini - dell'Etna), e viene bruciata, secondo un'antica
tradizione, per ricordare il passaggio dei tre Martiri in cammino
verso Lentini. Contemporaneamente si tiene un mercato molto frequentato,
soprattutto in passato, quando offriva agli abitanti delle campagne
una delle rare occasioni per fare gli acquisti indispensabili.
Si arriva al sabato sera, quando avviene la processione delle
reliquie lungo la classica processione ("giro") intorno
alla Chiesa ed alle principali vie del centro abitato. Prima della
processione delle reliquie all'interno della chiesa avviene la
"sbarrata" dei Santi, cioe' l'esposizione sull'altare
dei simulacri dei martiri. Questo costituisce uno dei momenti
di maggior partecipazione da parte dei fedeli. I festeggiamenti
si concludono la prima domenica di maggio, quando i fedeli giungono
numerosi anche dai centri vicini, alcuni di loro per voto vengono
a piedi scalzi portando pesanti ceri accesi. Al mattino si tiene
la predica e si effettua l'investitura ufficiale del "governatore"
dell'anno successivo. Alle 16 i simulacri dei tre martiri vengono
portati in processione in mezzo alla folla. Salendo verso l'Etna
si incontra la
1.3 - Chiesa
del Calvario: fu fatta costruire dal Sacerdote Domenico Caltabiano
nel 1885 e donata alla Curia per la celebrazione delle funzioni
del Venerdi' Santo. Successivamente venne ampliata con l'aggiunta
delle due navate laterali. Vicino, nella frazione omonima, troviamo
la
1.4 - Chiesa
di Nucifora: la devozione per la Madonna di Tindari fece sorgere
una Chiesa per le necessita' religiose dei residenti. Questi cittadini,
di loro iniziativa, senza aiuti ne sussidi, costruirono ed arredarono
questa piccola Chiesa. Oggi vi si celebra la Messa tutte le domeniche
e le feste, oltre alla funzione solenne in onore della Madonna
di Tindari la prima domenica di settembre. Uscendo dal paese,
a circa km 6 dal centro abitato si seguono le indicazioni per
il Castagno dei Cento Cavalli. Si percorre la strada provinciale
Fossopoliti - Taverna e poco dopo il suo inizio si incontra sulla
destra un ampio spiazzale ed alle spalle di questo, guardando
verso ovest, si scorge il grande albero, il
1.5 - Castagno
dei Cento Cavalli: sotto le sue fronde avrebbero trovato riparo
la regina Giovanna D'Angio' ed il suo seguito composto da 100
cavalieri; la sua eta' e' stimata in almeno 2.000 anni, quindi
e' fra i piu' vecchi vegetali del mondo. Lo spettacolo e' ancora
piu' suggestivo in primavera; le chiome verdi dei quattro polloni,
che costituiscono il tronco originario, si uniscono verso l'alto
formando una visione unica. Lo sfondo e' costituito dall'Etna,
verso ovest con Pizzo Deneri ed il costone della Valle del Bove,
giu' con le colate laviche, nere le piu' recenti, piu' chiare
le altre; seguono i castagneti, i noccioleti e le vigne. Lo stesso
scenario apparve a Patrik Brydone, lo scrittore scozzese autore
della prima descrizione del gigantesco albero compiuta da un viaggiatore
straniero. Infatti il Brydone nel maggio del 1770, durante un
giro turistico della Sicilia, visito' il Castagno dei Cento Cavalli,
che aveva "trovato segnato addirittura su una carta antica
della Sicilia". Lo scrittore, in un primo momento rimase
alquanto diffidente sull'unicita' del tronco. Infatti, nelle sue
annotazioni leggiamo: "Confermo che non sono stato colpito
dal suo aspetto, perche' non sembra un albero solo ma una macchia
di cinque grandi alberi cresciuti assieme". Questo scetticismo
veniva fugato dal naturalista Giuseppe Recupero, che gli scriveva
affermando di aver trovato i tronchi uniti sottoterra in una sola
radice. Infatti Brydone scrive: " ... se questo era una volta
un unico tronco, e' giusto che lo abbiamo considerato un fenomeno
straordinario del mondo vegetale e il suo titolo di gloria della
foresta gli va a pennello". Poco distante, ma nel territorio
di Mascali, si trova un altro vecchio e maestoso esemplare di
castagno detto "Castagno la Nave", "Castagno di
Sant'Agata" oppure, in dialetto, "Rusbigghiasonni",
probabilmente per i tanti uccelli che vi cantavano al mattino
o a causa dei suoi rami piu' bassi incombenti sulla stradella,
che colpivano all'improvviso i carrettieri distratti. Proseguendo
verso l'Etna si sale per l'antica via Trisciala si incontra sulla
sinistra la
1.6 - Azienda
Agrituristica La Cirasella: si trova a 900 m. s.l.m. ed offre
ospitalita' in un fabbricato rurale ristrutturato. La superficie
agricola e' di circa 9 ettari, coltivati principalmente a melo,
nocciolo ed altri fruttiferi. Salendo ancora si giunge alla
1.7 - Chiesetta
di Magazzeni: e' anche il punto di partenza del Percorso n° 2;
e' stata eretta nel 1958 a memoria dello scampato pericolo del
paese e delle campagne dall'eruzione del 3 novembre 1928. Quel
giorno si apri' una bocca eruttiva, la cui lava si incanalo' nel
torrente dei Magazzeni, che e' poi quello che lambisce da nord-est
il paese. La lava che minacciava il paese mise la popolazione
in allarme, tanto che coloro i quali avevano in pericolo la proprieta'
cercarono di salvare almeno il vino, che ancora giaceva nelle
cantine. La folla accorse nella chiesa invocando l'aiuto di Dio
e dei Santi Patroni: i piu' anziani rimasero nella chiesa a pregare,
mentre gli altri partirono in processione verso Magazzeni, con
le sacre reliquie dei Santi e recitando il Rosario e la Litania.
La lava si fermo', e la processione torno' indietro. Il quattro
novembre, nella notte, si apriva a quota 1.300 un'altra bocca,
la cui lava si diresse verso il paese di Mascali, coprendolo completamente.
Sant'Alfio
- Da Magazzeni alle bocche del 1928
Distanza
dal centro abitato: 10 minuti d'auto
Tempo di percorrenza: 1,5 ore a piedi (a/r Magazzeni - bocche
del 1928)
Lunghezza complessiva: km 5 (a/r)
Dislivello: 200 metri
Difficolta': ridotta
L'eruzione che nel 1928 distrusse il paese di Mascali raggiunse
anche Sant'Alfio, che subi' la distruzione di campi e case di
campagna, ma evito' la scomparsa del paese.
Da quando
la processione dei fedeli arresto' la colata lavica nei pressi
dell'attuale chiesetta di Magazzeni, il 3 novembre viene ricordato
con puntuale devozione dai santalfiesi, che ripetono il pellegrinaggio
di quella giornata.
Per l'escursione
la base di partenza e' la meta del pellegrinaggio, la nuova chiesetta
di Magazzeni, costruita in memoria di quel lontano avvenimento.
Per arrivarci si imbocca, dalla strada che porta a Fornazzo, la
via Cav. Antonino Paterno' (segnalata da una lapide sul muro).
Si risale un ripido dislivello sino ad incontrare una larga strada
asfaltata che percorre, mantenendosi ad un quota costante, il
fianco della montagna. Una scritta sul muro la indica come "via
Finaita": si tratta della vecchia carrareccia che segnava
il confine del feudo Cerrita e costituiva il fulcro del sistema
viario della zona.
Percorrendola
verso destra per qualche centinaio di metri si svolta sulla sinistra
al primo bivio che si incontra; dopo 500 metri circa improvvisamente
la strada si allarga sulla chiesetta di Magazzeni (1.000 m). Qui
si puo' posteggiare e prendere la stradella a fondo naturale che
parte dal lato opposto alla chiesa in direzione nord - est.
La passeggiata
offre la possibilita' di immergersi in un paesaggio rurale fatto
di noccioleti e belle case rurali; poi i terreni coltivati lasciano
il posto al castagneto mantenuto a ceduo.
Dopo un tratto di falsopiano si scorge la colata del 1928, a quota
1.200 m, sopra le Ripe della Naca. E' facile indovinare le bocche
esplosive ed eruttive, situate poco sopra al punto in cui si immette
la carrareccia che si percorre.
Per esplorare
le bocche ci si inoltra in mezzo alla fessura eruttiva ed ai numerosi
hornitos (false bocche eruttive, in realta' originate dalle colate
che scorrono in canali); uno di questi, una volta da individuato,
e' facilmente accessibile ed offre l'occasione di entrare proprio
dove, fra vorticose esplosioni, la lava correva ad ingrossare
il fiume di fuoco.
Per tornare
al punto di partenza si puo' ripercorrere lo stesso itinerario,
chi ha invece voglia di prolungare l'escursione puo' scendere
dalla pista che fiancheggia l'apparato eruttivo ed aggirare l'area
delle Ripe della Naca, percorrendo una zona che un tempo era coltivata
a vigneto (come testimoniano i palmenti presenti in molte case
rurali), e che successivamente e' stata conquistata da noccioleti
e frutteti.
La
colata 1865 ed il Bosco della Cerrita a Sant'Alfio
Distanza
dal centro abitato: 20 minuti d'auto
Tempo di percorrenza: ore 2
Lunghezza complessiva: km 5,2 chilometri (escluso il bosco della
Cerrita)
Dislivello: m 50 in salita, m 110 discesa
Difficolta': media (possibili problemi di orientamento sulla colata
del 1865)
Per riconoscere
lo slargo della strada Mareneve dal quale si accede al Bosco Cerrita
(m 1.360) basta tenere presente che e' l'unico esistente nel tratto
compreso fra Fornazzo ed il bivio per il Rifugio Citelli, ed e'
contrassegnato da un cartello in legno che indica l'inizio del
Demanio Forestale.
Dopo aver
posteggiato si prosegue superando il cancello, percorrendo un'evidente
pista forestale che si inoltra nel bosco. Dopo circa 1,3 chilometri
si incontra la colata del 1865, emessa dai Monti Sartorius. Giunti
alla colata, dopo una breve discesa, si entra nella dagala di
Casa Bada, ove termina la carrareccia.
Si prosegue
discendendo in mezzo alle ginestre, seguendo il tracciato di una
mulattiera inizialmente poco evidente. Appena fuori dalla dagala
il tracciato e' costituito da un rozzo selciato che indica la
presenza di un'intensa attivita' pastorale, che rese necessaria
la realizzazione di una percorso di collegamento fra le zone abitate
e le piu' alte pendici del vulcano.
Si prosegue
sulla mulattiera in direzione est per circa un chilometro (sino
a quota 1.358 m), dove si incontra un sentiero che si diparte
chiaramente in direzione sud - est, risalendo un breve costone
lavico. Poco dopo si incontra un'altra grande dagala; piu' avanti
dei pini larici hanno colonizzato la colata; in questo tratto
bisogna fare particolare attenzione ai cumuli di pietre che segnalano
l'itinerario, per non allontanarsi dal sentiero. Dopo circa un
chilometro si raggiunge il limite della colata in corrispondenza
di una casetta e di un ovile abbandonato (m 1.315). La costruzione
ora e' di proprieta' della Forestale, che la mantiene normalmente
aperta a disposizione degli escursionisti; una grande cisterna
antistante la casetta un tempo serviva ad abbeverare il bestiame.
Adesso si
e' sul margine del bosco della Cerrita (cosi' chiamato perche'
costituito essenzialmente da cerri, una particolare quercia, che
sull'Etna solo qui forma un bosco). A questo punto si presenta
la possibilita' di scegliere fra due alternative: inoltrarsi nel
bosco della Cerrita scendendo dalla pista che fiancheggia la casa,
in modo da apprezzarne la bellezza, oppure concludere rapidamente
il giro risalendo la pista per un paio di chilometri sino allo
slargo sulla strada Mareneve da dove si e' partiti (m 1.358).
I
Monti Sartorius e la Betulla Etnea a Sant'Alfio
Distanza
dal centro abitato: 30 minuti d'auto
Tempo di percorrenza: 2 ore
Lunghezza complessiva: km 4 circa (a/r sino al Rifugio di Monte
Corvo)
Dislivello: 100 metri
Difficolta': minima
Questa escursione
e' valida sia per l'estate che per l'inverno (con gli sci da fondo):
essa prevede la visita del bosco di betulle che circonda la base
di Monte Frumento delle Concazze ed i Monti Sartorius.
Si parte
dalla strada che collega la Mareneve con il Rifugio Citelli; dopo
circa un chilometro da bivio sulla destra (m 1.667) si nota una
pista chiusa da un cancello e segnalata dal Parco.
L'attrazione
di questa zona sono le betulle, rimaste qui in seguito ad una
lontana glaciazione e che da allora, a causa dell'isolamento,
hanno sviluppato dei caratteri particolari, sino ad essere considerate
una specie endemica (Betula aetnensis). Ormai le betulle hanno
una denominazione anche in siciliano, "vituddi"; e d'inverno
spiccano per il bianco del loro fusto contorto e spoglio che contrasta
con l'azzurro del cielo, in primavera invece si colorano di un
verde tenue che risalta sul nero della lava.
Quest'area
piuttosto pianeggiante e' utilizzata dagli amanti dello sci di
fondo per raggiungere la pista battuta che ha inizio da Piano
Provenzana.
Proseguendo
per l'itinerario si attraversa il corso di un torrente stagionale
e si continua diritto fra spettacolari pini larici, alcuni dei
quali secolari, in salita verso il Rifugio Castrogiovanni.
Dal torrente
la pista sterrata diventa meno visibile occorre quindi fare attenzione
a piegare verso ovest per poter raggiungere il Rifugio (m 1.753)
posto alla base di Monte Corvo.
A
Sant'Alfio dal rifugio Citelli alla Valle del Bove
Distanza
dal centro abitato: 30 minuti d'auto
Tempo di percorrenza: 2 ore e 40 minuti (a/r)
Lunghezza complessiva: km 5
Dislivello: m 620
Difficolta': media, e' importante utilizzare degli scarponcini
da trekking alti.
L'itinerario
ha inizio a m 1.740, all'altezza dell'ultima curva della strada
asfaltata che conduce nell'ampia spianata di Monte Concazza, dove
si trova il Rifugio.
Uno stretto
sentiero si inoltra nel bosco di betulle e sale decisamente; dopo
circa 800 metri si raggiunge un ovile abbandonato, dotato di una
piccola capanna (1.850 m). Si continua a camminare ancora in una
zona ormai scoperta (a poca distanza dalle prime bocche del 1928,
quelle che alimentarono la colata che raggiunse la contrada Magazzeni).
La marcia
continua seguendo a vista la linea di massima pendenza e le tracce
piu' battute dagli escursionisti: verso nord si scorge l'imponente
sagoma di Monte Frumento delle Concazze, il piu' grande cratere
avventizio dell'intero complesso etneo, che domina con i suoi
2.150 m tutto il versante.
Salendo
il panorama volge al mare, se la giornata e' tersa la Calabria
fa da sfondo ai canaloni che percorrono tutto il crinale esterno
della Valle del Bove; durante la stagione del disgelo questi luoghi
vengono percorsi da effimeri ma vivaci ruscelli che interrompono
il silenzio del vulcano.
L'ultimo
tratto della salita si mantiene ripido sino alla soddisfazione
finale di vedere il pendio addolcirsi improvvisamente: si ammira
il panorama verso la Valle del Bove. Giunti alla fine dell'escursione
(circa quota 2.350 m), si puo' provare a distinguere le innumerevoli
colate che hanno coperto la Valle del Bove, sino alle recenti
eruzioni del 1979, 1987, 1989 e 1991/92.
Per la discesa
bisogna seguire a ritroso il percorso, facendo attenzione (soprattutto
in caso di nebbia o foschia) a non dirigersi verso sud-est, in
quanto si rischia di imboccare uno dei canaloni che scendono verso
Serracozzo, finendo piuttosto lontani dal Rifugio Citelli.
E' anche
possibile effettuare una deviazione verso Monte Frumento delle
Concazze, scavalcando i crateri del 1928 e procedendo verso nord,
su tracce pastorali, sino alla piccola sella che si trova a monte
del vecchio cratere. Una volta giunti a Monte Frumento delle Concazze
e' possibile proseguire orientandosi ad occhio, attraverso i ripidissimi
fianchi del cratere, verso la colata del 1928 e la strada asfaltata
che riporta al Rifugio Citelli.
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